Odier, l’insostenibile leggerezza del Tantra

daniel

 

Prima di essere un guru, cioè colui che toglie il velo dell’ignoranza, Daniel Odier è un uomo, proprio come noi. La cosa che più colpisce la prima volta che si entra in contatto con lui, è la sua estrema spontaneità. Durante i seminari, per esempio, ama scherzare, fare battute che rompono gli schemi e durante le pratiche, che sono molto intense a livello emozionale, riesce con poco a rendere leggero un momento pesante e a riportare la calma nei cuori più agitati.

I suoi insegnamenti sul Tantra non sono concetti distanti e irrealizzabili, ma principi che ci permettono di vivere la vita di tutti i giorni, con i suoi alti e bassi, in modo più sereno e libero. Così da una libertà e una consapevolezza diversa  nasce la gioia che non dipende più dalle circostanze esteriori, ma da una coscienza dell’istante stesso in cui viviamo, non inquinata dal mentale. Questo ci permette di vivere ogni attimo in maniera creativa e di apprezzarlo per come viene. Solo così ogni emozione e ogni sentimento può essere vissuto pienamente e intensamente fino al suo esaurirsi.

Daniel Odier trasmette l’insegnamento di una particolare corrente dello Yoga Shivaita Kashmiro, il Pratyabhijna a cui è stato iniziato dalla maestra Lalita Devi. Lo Yoga Kashmiro si basa sul riconoscimento della nostra essenza divina: nel senso che non c’è nulla da aggiungere o eliminare all’essere. La perfezione è già in noi, basta ritrovarla. La pratica di tale disciplina ha inizio con l’accettazione totale di quello che siamo, della nostra  natura, che è fatta di luce, ma anche di ombre. Tutte le emozioni che ci attraversano anche quelle che ci sembrano più terribili possono ricondurci all’unità e quindi alla quiete a cui aneliamo.

La via  chiede di immergerci pienamente nella vita, di vivere tutte le emozioni abbandonando l’idea di sicurezza per vivere appieno la libertà senza preconcetti e dogmi.

Nel Tantra il rapporto tra discepolo e maestro è visto come legame privo di formalismi. La relazione è paritaria, non crea dipendenza, e il guru accetta totalmente il discepolo così come è, senza pretendere di cambiarlo. Questa onestà di fronte a noi stessi implica un totale abbandono delle maschere, che è poi il lavoro fondamentale che Odier propone. Come maestro è esattamente l’opposto del guru inaccessibile, è una persona sempre disponibile all’ascolto, che instaura rapporti profondi e diretti con ogni singolo allievo.

Seminari emozionali

Dal 2000, anno in cui ha chiuso il centro di Parigi, Daniel Odier si dedica all’insegnamento “itinerante”, conducendo i suoi seminari in molti Paesi. I suoi incontri non hanno struttura fissa, poichè lo Yoga che insegna è qualcosa di molto libero e creativo; i meeting cambiano a seconda dei partecipanti, del momento e dell’energia che si crea nel gruppo.

Poichè Odier è dotato di una grande capacità di percepire l’altro, di volta in volta propone le pratiche che meglio si addicono al gruppo e alla situazione. La sua presenza è praticamente costante: condivide il momento del pasto con gli allievi e spesso anche le serate.

Quando la pratica è micro

Il Pratyabhijna, insieme allo Spanda (“fremito, vibrazione interiore”), rappresenta la via tantrica più spoglia e si rivolge alla nostra essenza originale. Questo particolare tipo di Yoga non propone Asana, poichè ha avuto origine prima dell’ Hatha Yoga e di qualsiasi altra codificazione. Accanto all’aspetto fisico di tale pratica (Tandava), Odier propone anche alcuni momenti in cui, rimanendo seduti , si creano visualizzazioni, in genere ispirate da brani, guidate da lui, dai testi tantra  dello yogi Matsyendranath.

La novità assoluta di questa dottrina è rappresentata dalle micropratiche.

I maestri tantrici scoprirono che seguire la velocità della mente poteva essere più semplice che fermarla, perciò proposero di praticare in maniera breve e frequente.

Bastano pochi secondi di presenza più volte durante la giornata per sviluppare un diverso tipo di coscienza. Ogni momento della giornata e ogni piccola cosa che facciamo può essere “usata” come pratica: la tazza di caffè che beviamo la mattina, una porta che apriamo,la sensazione dell’acqua sulla pelle quando facciamo la doccia, tutto può essere vissuto con un atteggiamento diverso, troveremo così la bellezza in ogni casa, ritroveremo la capacità di meravigliarsi e la gioia indipendente dagli accadimenti e dalle persone che ci circondano.

di Barbara Tomeucci

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